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le mammole
(Prova o ripetizione di un dramma romantico)
di Michel Marc Bouchard
Nicola Bortolotti, Fausto Caroli, Lorenzo Fontana, Giancarlo Judica Cordiglia, Luigi Valentini (cast in via di definizione)
luci Cristian Zucaro
assistente alla regia Valentina Diana

regia Lorenzo Fontana

produzione 15febbraio con il sostegno di STT - Sistema Teatro Torino
autunno 2009 - Torino

In una prigione del Quebec, nel 1952, un gruppo di carcerati mette in scena la storia di uno di loro, il vecchio Simon, accusato di omicidio. Simon non ricorda nulla dei momenti precedenti l’accaduto. Ad assistere alla messinscena viene chiamato l’unico testimone del fatto avvenuto quarant’anni prima, diventato col tempo un alto prelato. Sarà lui, confessando la sua colpa, a liberare Simon dal peso di aver creduto, per tutto quel tempo, di essere il responsabile della morte del suo primo amore.

Questa in breve la storia di Le mammole, il testo che ha reso celebre il suo autore in Canada, rivelandolo al pubblico negli anni ’80 e facendolo definire dalla critica come “il Jean Genet del Quebec”.
Bouchard, come è scritto nell’introduzione ai suoi testi nelle edizioni Ubulibri, è stato consacrato all’epoca del grande successo delle mammole come drammaturgo dell’omosessualità. Come fa notare Lafon nella stessa introduzione: "risulta però riduttivo definirlo tale" e, cito sempre Lafon “Le mammole giocano sulla mise en abime di un’opera teatrale nel contesto immaginario di una prigione. Perché non prendere alla lettera questo meccanismo, perché non rendersi conto che esso prendeva di mira il teatro più che la società, aggirando il divieto di rappresentare sentimenti d’amore tra due esseri dello stesso sesso? [...] Le mammole denunciano l’intolleranza e l’ipocrisia, come ben dimostra la scena finale in cui si è sancita la colpevolezza dello spettatore, monsignor Bilodeau, prigioniero, per un ossimoro paradossale, della sua sottana, la tonaca da cui cerca invano di liberarsi. È questo il solo travestimento in un’opera in cui tutti i ruoli femminili sono interpretati da uomini: il travestimento, l’artificio di un personaggio per il quale la religione è solo una scappatoia”.

Il pubblico assisterà ad una messinscena che in prima istanza avrà lo scopo di affermare se stessa e il suo enorme valore per la comprensione della realtà. Gli attori agiranno molto vicini agli spettatori e avranno pochi elementi di scene e costumi, lo stretto necessario per portare avanti la narrazione. Ci saranno momenti in cui verranno rievocate alcune situazioni del testo attraverso l'uso di ombre o artifici scenici molto semplici e rudimentali. Un aspetto importante in Bouchard, in quasi tutta la sua produzione, è proprio il contatto tra il mondo reale, la finzione e l'identità.
La storia che si racconta è, in fondo, la storia di tutti: il bisogno e il desiderio di farsi riconoscere per quello che si è e per come si cambia. Difendere il diritto a mantenere la propria unicità e vedere riconosciuta la nostra natura, qualsiasi essa sia, riconosciuta e rispettata. E questo è quello che l'attore fa sempre entrando in scena: chiede di essere riconosciuto e accettato per quello che in quel momento preciso, cioè durante la rappresentazione, è.
Il cast è interamente composto da uomini, che interpretano anche i ruoli femminili.

Lorenzo Fontana

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